Nell’attuale contesto economico, la società holding si configura come uno strumento idoneo a presidiare, in modo unitario, tre dimensioni fondamentali dell’impresa familiare: la crescita, la protezione del patrimonio e la gestione del trasferimento generazionale. La holding, intesa come struttura societaria di vertice del gruppo, consente infatti di concentrare le principali leve di governo, coordinare le scelte strategiche, razionalizzare i flussi finanziari e presidiare in modo più ordinato la continuità aziendale, soprattutto in un’ottica di medio-lungo periodo.
Con riferimento al trasferimento generazionale, questo non può essere ridotto ad un mero evento ma deve essere considerato come un processo, che richiede pianificazione anticipata, valutazione comparata degli strumenti a disposizione e coordinamento tra profili civilistici, societari e tributari. In tale prospettiva, l’obiettivo dell’imprenditore che si trova ad affrontare il tema del trasferimento generazionale è quello di tutelare il patrimonio familiare, articolato, in via generale, in patrimonio personale e patrimonio aziendale.
Per quanto concerne il patrimonio personale, la prassi professionale fa ricorso, a seconda dei casi, a strumenti quali trust, fondazioni, polizze assicurative, donazioni e vincoli di destinazione, volti a realizzare forme di segregazione e di protezione rispetto ai rischi c.d. “discendenti”, ossia quei rischi che l’attività dell’imprenditore potrebbe far gravare sui beni personali.
Sul versante del patrimonio aziendale, soprattutto nei gruppi caratterizzati da più società operative o da diversi rami di attività, la holding rappresenta frequentemente la soluzione più efficiente sotto il duplice profilo della gestione e della protezione. La holding, infatti, permette di concentrare in un unico soggetto le partecipazioni nelle società operative, separando il livello in cui si addensa il rischio imprenditoriale, rappresentato dalle controllate che svolgono attività operativa, dal livello in cui si conserva il valore di lungo periodo, rappresentato dalla holding detenuta dalla famiglia. In tal senso, la holding svolge una funzione di presidio rispetto ai rischi “ascendenti”, cioè ai rischi che, originando dalle singole società operative, potrebbero altrimenti riflettersi direttamente sugli asset di maggior pregio riconducibili alla famiglia.
Dal punto di vista giuridico, la società holding consente di centralizzare il controllo societario e di gestire la transizione generazionale in modo più ordinato. La sua posizione intermedia tra gli eredi e le società operative le permette di assumere le vesti di un vero e proprio “cuscinetto” regolativo, evitando che le dinamiche familiari si riflettano in modo diretto e disordinato sulla gestione delle singole società. In presenza di una holding, infatti, gli equilibri tra i rami familiari, i meccanismi decisionali, le regole di entrata e uscita dei soci e le limitazioni alla circolazione delle partecipazioni possono essere regolati in modo unitario a livello di statuto della holding, riducendo il rischio di conflitti e di stalli decisionali e preservando, allo stesso tempo, l’autonomia operativa delle società controllate.
La scelta della forma della società a responsabilità limitata per la holding di famiglia risulta particolarmente funzionale agli obiettivi di personalizzazione della governance. L’ampia autonomia statutaria riconosciuta a tale modello societario consente di introdurre clausole specifiche in materia di assetti amministrativi, diritti particolari dei soci e circolazione delle partecipazioni. A titolo esemplificativo, lo statuto può prevedere l’attribuzione di diritti particolari in capo a determinati soci (quali, ad esempio, diritti di voto rafforzati, poteri di veto su operazioni straordinarie o su delibere considerate strategiche, diritti di designazione di uno o più amministratori), meccanismi di recesso e di liquidazione della quota (eventualmente anche con previsioni di recesso ad nutum), clausole di prelazione, gradimento o riscatto per presidiare la stabilità dell’assetto proprietario, nonché quorum rafforzati per specifiche delibere assembleari (ad esempio concernenti operazioni come fusioni, scissioni, cessioni di partecipazioni strategiche, modifiche statutarie rilevanti). In questo modo, lo statuto della holding diventa la sede principale nella quale tradurre, in regole giuridicamente vincolanti, le scelte di assetto della governance familiare e del gruppo.
Sotto il profilo fiscale, la presenza di una holding consente, in primo luogo, di beneficiare dei regimi ordinari previsti dal TUIR per le partecipazioni in società, quali i regimi di participation exemption e dividend exemption. Ciò rende più efficiente la gestione dei flussi finanziari infragruppo e consente alla holding di svolgere anche una funzione di allocazione e redistribuzione delle risorse all’interno del perimetro familiare.
Con specifico riferimento al trasferimento generazionale, la concentrazione delle partecipazioni nelle società operative in capo alla holding consente di pianificare il trasferimento generazionale agendo su un unico asset, ossia la partecipazione nella holding, invece che su una pluralità di partecipazioni. Questo profilo è particolarmente rilevante ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni, in quanto consente di strutturare con maggiore linearità gli atti di trasferimento. Inoltre, al ricorrere delle condizioni previste, è possibile accedere al regime di esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni di cui all’art. 3, comma 4-ter, del d.lgs. n. 346/1990, come modificato e oggetto di recente analisi, tra le altre, da Assoholding nella Circolare n. 1/2025. Tale disposizione prevede l’esenzione per il trasferimento di partecipazioni che consentano l’acquisizione o il mantenimento del controllo. La struttura di holding si presta a soddisfare tali requisiti, proprio in quanto attribuisce alla partecipazione nella società di vertice la funzione di chiave di controllo dell’intero gruppo.
In conclusione, la holding di famiglia si configura come un’infrastruttura giuridico-organizzativa idonea a sostenere il trasferimento generazionale in modo programmato e coerente. Essa consente di distinguere, ma al tempo stesso coordinare, la tutela del patrimonio personale e quella del patrimonio aziendale, di definire assetti di governance stabili e rispondenti alla complessità delle relazioni familiari, nonché di valorizzare le opportunità offerte dall’ordinamento tributario in materia di partecipazioni societarie e di trasferimenti generazionali. Il trasferimento generazionale, inteso correttamente come processo e non come un evento isolato, richiede dunque un approccio progettuale nel quale la holding non rappresenta una soluzione meramente formale, ma un elemento strutturale dell’architettura patrimoniale e societaria dell’impresa familiare.


